Il Pomodoro contraffatto

Alimenti contraffatti, il pomodoro italo-cinese

La contraffazione alimentare è un argomento spinoso e controverso che da diversi anni interessa anche le eccellenze italiane. E’ così diffuso che nel tempo l’appellativo di “Italian Sounding” è stato coniato per indicare l’utilizzo di colori, immagini e marchi che evocano l’Italia nel packaging di alimenti prodotti fuori dal nostro confine.

Tra i più colpiti ci sono i formaggi (Mozzarella, Parmigiano, Grana e Pecorino), i salumi nostrani come il Parma e la Mortadella, per non parlare dell’Olio di Oliva e della Pasta. 

Ma problemi sulla contraffazione alimentare ci sono anche nel nostro Paese. Oggi affrontiamo un caso che merita chiarezza e riguarda uno dei prodotti più amati dagli italiani: il pomodoro.

Bufala o Realtà?

Chi lavora nel settore, e non solo, ricorderà l’inchiesta delle Iene condotta nel 2015 da Nadia Toffa sulle importazioni di pomodoro cinese. Fu uno scandalo e negli spettatori venne insidiato l’atroce dubbio che i prodotti in commercio di largo consumo non fossero effettivamente italiani. 

Con il passare del tempo, il servizio trasmesso in tv venne archiviato come bufala. 

Ma è davvero così o c’è un fondo di verità? 

Dove viene prodotto il pomodoro cinese

L’area in cui si concentra la coltivazione del prezioso ortaggio si trova nella zona occidentale della Cina. Stiamo parlando dello Xinjiang, una regione grande quasi sei volte l’Italia e con una situazione politica interna assai complessa. 

Le sue immense distese di terra ospitano le coltivazioni di pomodoro destinato all’industria che dopo averlo lavorato, lo esporterà sotto forma di triplo concentrato in tutto il mondo. 

Le importazioni di pomodoro dalla Cina

Il pomodoro è l’emblema della cucina italiana, è così importante nella dieta mediterranea che gli italiani consumano ogni anno circa trenta chili a testa di conserve. 

Non solo, l’Italia è anche il primo produttore di pomodoro dell’Unione Europea.

Perché allora il nostro Paese importa ogni anno migliaia di tonnellate di pomodoro concentrato dalla Cina? 

Di fronte a tali evidenze le grandi industrie italiane hanno ammesso di utilizzare la materia prima cinese, sottolineando però che viene utilizzata per prodotti non destinati al mercato italiano. 

Il pomodoro cinese viene, infatti, lavorato e diluito per essere nuovamente confezionato e spedito in Africa e in altre decine di Paesi in Europa e nel mondo.  Basti pensare alla Germania e alla Francia che importano dall’Italia tantissimi prodotti come passate, sughi pronti, pelati e pomodoro per la pizza.

In base alle normative europee questo passaggio è del tutto legittimo, la dicitura Made in Italy infatti può essere riportata sull’etichetta se la trasformazione della materia prima avviene in Italia.

Un libro racconta tutta la verità sul pomodoro importato

Il libro di Jean Baptiste Malet si chiama Rosso Marcio, edito da Piemme nel 2017, contiene un’accurata inchiesta giornalistica internazionale che parte dall’Asia per arrivare in Italia. 

Nella prima parte del libro, J.B.Malet descrive la regione cinese in cui il pomodoro viene prodotto. Racconta le precarie condizioni economiche e lavorative dei lavoratori e lo sfruttamento dei bambini impiegati nella filiera. Una descrizione molto dettagliata degli stabilimenti e del lungo viaggio dalla Cina al nostro Paese.

Ed è proprio di questo che si parla nella seconda parte del testo. L’inchiesta sbarca in Campania dove avviene il processo di trasformazione, il dubbio che possa esserci lo zampino della AgroMafia è forte. Il giornalista parla di traffico di denaro sporco e partite di concentrato non adatto al consumo umano ma destinato al mercato africano.

E in Italia?

A quanto pare i consumatori italiani possono dormire sonni tranquilli. La passata distribuita nel nostro Paese, ad esempio, deve per legge essere prodotta con pomodoro fresco.

Inoltre, nel mese di agosto è entrato in vigore il decreto in materia di Politiche agricole e Sviluppo economico che sancisce l’obbligo di indicare nell’etichetta dei prodotti a base di pomodoro, sia il paese di coltivazione che di trasformazione della materia prima.

Il provvedimento non è ancora esecutivo, o meglio ci troviamo in un periodo di transizione necessario per smaltire le scorte di prodotti etichettati e immessi sul mercato prima del decreto. Tali merci potranno essere commercializzate fino alla scadenza riportata sulle etichette. E’ stato stimato che ci vorranno almeno un paio di anni, salvo disposizioni in materia da parte della Commissione UE, per allinearsi alla normativa.

Cosa può fare il consumatore?

In attesa di maggiore chiarezza e trasparenza, l’unica arma in mano agli italiani è la scelta consapevole dei propri acquisti. E’ importante porsi delle domande sulla qualità dei prodotti che troviamo in commercio, sulla provenienza dei cibi che acquistiamo ogni giorno, e non ultima sull'etica dell’industria alimentare. 

 

Arturo Mazzeo
Presidente Pizzaitalianacademy

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